
Il presente glossario riporta le principali definizioni relative ai termini selvicolturali utilizzati ai fini del Regolamento forestale della Regione Friuli Venezia Giulia ( in attuazione dell’articolo 95 della legge regionale 23 aprile 2007, n. 9 – Norme in materia di risorse forestali).
A
Algan (tariffe): Insieme di tavole ad una entrata costituite con elaborazioni matematiche. Esse danno il volume della piante secondo una misura convenzionale, detto volume di assestamento, che si avvicina ma non esprime esattamente il volume reale.
Allestimento: Operazione di preparazione del tronco abbattuto cioè comprende la sramatura (taglio dei rami), la depezzatura o sezionatura (riduzione del tronco in pezzi o toppi di lunghezza adeguata alle esigenze del commercio) e la scortecciatura, effettuata solamente sulle conifere, eseguita in genere a macchina sui piazzali di esbosco o in segheria.
Allievo: Soggetto arboreo d’origine gamica (nato da seme) od agamica, con diametro o altezza poco diversa da quelli dei migliori polloni del ceduo, che viene rilasciato all’atto dell’utilizzazione al fine di diventare una matricina; esso in genere ha età uguale o poco diversa da quella degli altri polloni.
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C
Ceduo composto: Trattamento che prevede una formazione prevalente costituita da polloni (anche affrancati), di cui una parte viene rilasciata come allievi, e matricine, che rimangono per più cicli del ceduo; dopo ogni taglio del ceduo vi deve essere una copertura maggiore ad un terzo. Più in generale, il ceduo composto è una forma di governo che prevede la coesistenza sulla medesima superficie del ceduo e di una fustaia costituita da maticine di diversa età, multiple del turno del ceduo, ed in numero decrescente con l’età stessa. La struttura del popolamento è in genere tipicamente biplana,con un piano dominate dato dalle matricine di età più elevata ed un piano dominato dato dai polloni del ceduo e dagli allievi. Al momento del taglio del ceduo, si tagliano anche le matricine mature (che hanno in genere età pari a tre o quattro volte il turno) e parte di quelle delle classi inferiori e se ne reclutano altre: si devono avere quindi almeno centoventi soggetti per ettaro, di cui ottanta dell’età pari al turno del ceduo e quaranta ripartiti fra le classi multiple di quella del ceduo.
Ceduo invecchiato: Ceduo la cui età (spesso espressa come numero di anni trascorsi dall’ultima utilizzazione) è superiore al turno solitamente applicato per quella formazione. In linea generale e per convenzione a livello amministrativo, s’intende invecchiato un ceduo la cui età sia superiore a trentacinque anni: per i cedui invecchiati di faggio è di norma obbligatoria la conversione all’alto fusto, mentre per quelli misti di latifoglie la scelta va fatta caso per caso, in relazione alle condizioni selvicolturali del popolamento ed alla capacità di perpetuazione. oltre che allo stato di fatto, dovuto in genere all’abbandono delle pratiche di gestione selvicolturali, l’invecchiamento del ceduo può essere dovuto ad una scelta tecnica per portare il soprassuolo alle condizioni ideali per praticare il taglio d’avviamento all’alto fusto (conversione
Ceduo matricinato: Trattamento che prevede, all’atto del taglio del ceduo, il rilascio di un certo numero di allievi o eventualmente anche di matricine ( in genere in numero variabile da trenta a cento per ettaro secondo la specie arborea interessata) che nell’insieme esercitato, dopo il taglio, una copertura inferiore a un terzo. Gli allievi o le matricine vengono scelti fra i migliori soggetti presenti al momento del taglio del ceduo ( polloni sviluppati, ben conformati ed affrancati, piante nate da seme in buone condizioni vegetative e di portamento); essi sono tagliati solitamente in corrispondenza del successivo taglio del ceduo.
Ceduo semplice: Trattamento nell’ambito del governo a ceduo che prevede il taglio di tutti i polloni che costituiscono il soprassuolo, quindi senza rilascio di matricine. Questo tipo di ceduo, oggi assai raro, è adottato in presenza di specie con elevata facoltà pollonifera (ad esempio, robina), e dove non vi siano altri scopi per rilasciare la matricine; il turno è solitamente piuttosto breve.
Concentramento: Operazione iniziale che consiste nel radunare la legna o il legname da opera dal letto di caduta in un primo temporaneo deposito per essere poi esboscato lungo una via attrezzata (strada, teleferica, ecc.)
Conversione: Insieme delle operazioni selvicolturali per cui si passa da una formazione di governo ad un’altra ( di norma da ceduo a fustaia). Il periodo di tempo necessario affinché la nuova forma di governo risulti presente su tutta la superficie si dice periodo di conversione. I tipi principali di conversione sono essenzialmente:
- conversione per invecchiamento: Il ceduo viene lasciato invecchiare, senza eseguire alcun intervento intercalare; quando esso avrà raggiunto una consistenza od un’età idonea per sostituire l’attuale generazione, si interverrà con il taglio finale (di rinnovazione) effettuato di solito con le modalità dei tagli successivi.
- conversione per matricinatura intensiva: Tecnica che prevede l’esecuzione, in genere dopo un periodo di invecchiamento (pari a una volta e mezza o due il turno del ceduo), di un diradamento del ceduo (taglio di avviamento all’altofusto) con rilascio di un elevato numero di allievi ed eventualmente delle matricine presenti (in totale almeno 800 soggetti per ettaro). A questo primo intervento ne seguiranno degli altri, condotti con criteri analoghi a quelli adottati nei tagli intercalari della fustaia, fino al taglio finale (di rinnovazione).
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D
Diradamento: Taglio di parte delle piante di un soprassuolo monoplano immaturo allo stadio di perticaia o fustaia adulta; ha lo scopo di favorire l’accrescimento diametrico dei soggetti rilasciati e di selezionare quelli di forma migliore. Talvolta il diradamento consente d’anticipare la raccolta di una parte del prodotto finale. Si possono distinguere due tipi di diradamento: basso e alto (o selettivo).
Diradamento alto (o Selettivo): Taglio di piante con la finalità principale di agevolare la crescita di alberi con caratteristiche superiori in vigoria ( in particolare nelle conifere, per avere maggiore resistenza agli schianti) e in qualità ( soprattutto nelle latifoglie). Questi soggetti vengono favoriti durante la fase di selezione positiva che segue quella di selezione negativa in cui si cerca, invece, d’allontanare del popolamento i soggetti peggiori. A differenza dei diradamenti di tipo basso, nei quali le piante da abbattere vengono essenzialmente designate in base alla loro appartenenza al piano dominato, nel diradamento selettivo si procede anzitutto a individuare i soggetti da conservare (piante scelte), scelti fra quelli con buone caratteristiche di forma e portamento (piante candidate). Successivamente , s’individuano quei soggetti che esercitano ( o che potranno esercitare fino al successivo intervento di diradamento) una concorrenza nei riguardi delle piante scelte ed essi vengono eliminati (piante concorrenti). In generale non si interviene invece a carico di quelle piante che non esercitano alcuna concorrenza alle piante scelte (piante indifferenti).
Diradamento basso: Taglio di piante dove vengono prelevati i soggetti del piano dominato e , in parte del piano codominante, scegliendo le piante in non buone condizioni vegetative, di cattive forme o scarso portamento; in genere, dopo il diradamento le chiome degli alberi rimasti dovrebbero ancora toccarsi o non distare molto fra di loro.
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E
Esbosco: Trasporto del legname lungo le vie attrezzate dal luogo di abbattimento (letto di caduta) o di concentramento degli alberi, fino al punto in cui il materiale viene caricato su mezzi che effettuano un trasporto ordinario su strade percorribili con articolati. Il concentramento e l’esbosco si possono attuare per via terrestre o per via area.
Esbosco per via terrestre: Esbosco eseguito con mezzi meccanici gommati o cingolati (trattori con verricello), mediante strascico dei tronchi a terra o con testate rialzate, oppure per avvallamento dei tronchi lungo pendici e canaloni esistenti ovvero in condotte attrezzate (canalette o risine, utilizzate per tronchi di dimensioni non elevate e per la legna da ardere).
Esbosco per via area: Esbosco con gru a cavo tradizionali (argani su slitta) o mobili (argani con torretta); i tronchi si muovono sospesi o con le teste rialzate. per la legna da ardere sono ancora usate anche le teleferiche monofuni (chiamate anche palorci o fili a sbalzo).
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F
Fasi cronologiche della fustaia monoplana: Le fasi cronologiche e di sviluppo che si possono distinguere in un fustaia monoplana sono cinque, ciascuna con un ampiezza convenzionalmente pari a circa un quinti del turno minimo:
novelleto, spessina, perticaia, fustaia adulta, fustaia matura
Feller – buncher: Macchinario costituito da una testata abbattitrice, accoppiata ad un escavatore a ruote o a cingoli, che abbatte la pianta, ne controlla la direzione di caduta tramite dispositivi di afferraggio del fusto a ganasce e permette quindi il concentramento dei tronchi interi in gruppi.
Forwarder: Macchinario costituito da un trattore articolato portante, ad elevata mobilità, dotato di gru a braccio articolato per il carico e lo scarico, in grado di operare il trasporto del legname, già depezzato, sia in bosco che sulle strade forestali.
Fustaia adulta: Stadio cronologico in cui prevale nettamente la crescita in diametro; gli alberi sono già ben differenziati in classi sociali e la mortalità tende a diminuire; orientativamente in questa fase le altezze superano i 18 metri.
Fustaia matura: Soprassuoli che presentano caratteristiche tali da consentire di ottenere assortimenti di dimensioni ottimali; il bosco è inoltre nelle condizioni adatte per avviare il processo di rinnovazione (buona fruttificazione, suolo adatto all’insediamento della rinnovazione, ecc.). Con l’andare del tempo ed in assenza di interventi selvicolturali, possono iniziare a manifestarsi fenomeni di disseccamento e morte delle piante più vecchie: si parla allora di fustaia stramatura.
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G
Governo (forma di governo): Sistema di rinnovazione del bosco. Vengono riconosciute due fondamentali forme di governo:
a) Ceduo: soprassuolo in cui oltre l’ottanta per cento dei soggetti sia di origine agamica (nati da ceppaia) e l’età media dei polloni, ovvero il numero di anni intercorsi dall’ultima utilizzazione ordinaria, non superi i trentacinque anni. Nella forma di governo a ceduo sono comprese anche le formazioni governate a ceduo composto.
b) Fustaia: soprassuolo in cui oltre l’ottanta per cento della copertura sia costituita da soggetti nati da seme. Nel governo a fustaia rientrano anche i boschi di neo-formazione, vale a dire quelli insediati spontaneamente su terreni abbandonati dalle attività dell’uomo (soprattutto agricole), quelli derivanti attraverso impianto, e le fustaie transitorie, ovvero quei cedui invecchiati, in cui l’età media dei polloni, ovvero il numero di anni intercorsi dall’ultima utilizzazione ordinaria, superi i trentacinque anni e quelli in cui sia già stato eseguito almeno un taglio d’avviamento alla fustaia (conversione).
Per utilizzazione ordinaria s’intende, in questo contesto, quella che ha interessato più del venticinque per cento della massa legnosa.
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H
Harvester: Macchinario costituito da una testata accoppiata ad un escavatore a ruote o a cingoli che, oltre ad effettuare le operazioni del processore, consente anche il preventivo abbattimento della pianta e l’accatastamento dei toppi.
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I
Interventi colturali e tagli intercalari nelle giovani fustaie: Interventi attuati nelle giovane fustaie al fine di migliorare le caratteristiche ecologiche ed economiche della formazione boscata stessa, costituiti in :
rinfoltimento, ripulitura,sfollo, diradamento, taglio di preparazione.
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M
Martellare: Battere col martello, ripetutamente e ritmicamente, la superficie di un oggetto, di una struttura o la massa di un materiale resistente, per lavorarli, dare loro la forma voluta, o per altro scopo: m. il ferro rovente sull’incudine; m. una lamiera di zinco, un pezzo di piombo; il ciabattino martella le suole (De Amicis); anche con uso intr. o assol.: macchinisti che martellavano sui telai inchiodando le scene (Pirandello); brilla Il sole sulle membra affaticate Dei curvi spaccapietre che martellano (Montale); e sostantivato: il continuo e assordante m. dei fabbri nella fucina.
Massa ad ettaro (o consistenza o provvigione): Capitale legnoso ragguagliato all’ettaro di una determinata formazione boschiva, costituito dal volume totale degli alberi in piedi il cui diametro, misurato a 1,30 metri da terra, superiori i 17,5 centimetri.
Massa volumica: Il peso di un metro cubo di legname delle principali specie legnose di conifere e latifoglie. Normalmente il valore viene riportata allo stato fresco (albero appena tagliato) e stagionato al quindici per cento di umidità (che è il valore usato correntemente nel commercio del legno).
Matricina: Soggetto di dimensioni notevolmente superiori a quelle dei migliori polloni e a quelle degli allievi, probabilmente preesistente, come allievo o già come matricina, nel ciclo precedente. In generale, si tratta di una pianta rilasciata dopo il taglio del ceduo per uno o più turni successivi al fine di disseminare o sostituire all’atto del suo taglio le ceppaie esaurite, produrre legname di dimensioni e valore maggiori di quello fornito dai polloni, conservare le specie meno frequenti o che vengono sfavorite con la ceduazione, favorire la presenza di alcune specie animali.
Metro cubo: Unità di misura generalmente utilizzato per il legname da lavoro
Metro stero: Unità di misure generalmente utilizzato per la legna da ardere in catasta; rappresenta l’unità di volume apparente (comprendente il legno e gli spazi vuoti) corrispondente ad una catasta delle dimensioni di un metro per un metro per un metro. Il rapporto tra volume reale del legno di una catasta e il suo volume apparente è variabile con la regolarità e la lunghezza dei pezzi nonché con l’abilità di accatastamento. Per i legni della Regione Friuli Venezia Giulia tale rapporto può variare tra 0,5 e 0,75 (mediamente 0,65).
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N
Novelleto: Prima fase cronologica, in cui è presente la rinnovazione, anche se in modo non necessariamente uniforme, ed essa va affermandosi; orientativamente l’altezza dei soggetti è inferiore a 3 metri.
Numero di piante (ad ettaro): Numero di piante di normale vitalità presenti in un ettaro di superficie, aventi un diametro maggiore di 17,5 centimetri misurato a metri 1,30 ( convenzionalmente si considera che corrisponda ad una pianta anche un numero di almeno cinque piante con diametro inferiore a 17,5 centimetri e di altezza superiore a 1,5 metri).
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P
Periodo di ritorno: Numero di anni in cui si torna su una stessa superficie con lo stesso tipo di taglio. Il periodo di ritorno prende un nome diverso a seconda se si consideri per le fustaie monoplane o per quelle multiplane:
a) Turno: nella fustaie monoplane rappresenta il numero di anni, calcolato secondo diversi criteri (economici, ecologici, ecc.), che deve intercorrere tra la rinnovazione (o l’impianto artificiale) di un soprassuolo ed il taglio di maturità. Il turno è breve per il ceduo (generalmente inferiore a vent’anni) e più lungo per la fustaia (quaranta-centosessanta anni).
b) Periodo di curazione: nelle fustaie multiplane costituisce l’intervallo che intercorre fra un taglio di curazione e il successivo (generalmente ha una lunghezza da dieci a venticinque anni).
Perticaia: Stadio cronologico in cui vi è già una buona differenziazione in classi sociali degli alberi (diametro ed altezza) e la crescita in altezza tende a diminuire. In presenza di una copertura colma e in mancanza di cure colturali, la mortalità è molto elevata; orientativamente in questa fase le altezza vanno da 10 a 18 metri.
Piano di assestamento e gestione forestale: Il piano di gestione e assestamento forestale (PGAF) è un documento tecnico a validità pluriennale (10-20 anni) con il quale vengono definiti gli obiettivi che si vogliono perseguire nel medio periodo, gli orientamenti di gestione e le operazioni dettagliate per realizzare tali scopi.
Pollone: Fusto che origina da una gemma (origine agamica) situata alla base (ceppaia) di un soggetto di latifoglia che è stato tagliato o che ha subito una lesione rilevante. Il pollone può quindi essere frutto di un’operazione colturale (ceduazione), ma anche di un evento accidentale (passaggio del fuoco, attacchi parassitari, traumi meccanici).
Processore: Macchinario costituito da una testata sramatrice-depezzatrice, accoppiata ad un escavatore a ruote o a cingoli, che consente la completa sramatura e la depezzatura alla lunghezza esatta impostata dei tronchi già abbattuti; quando si opera con piante in succhio, è anche possibile eseguire la parziale scortecciatura del tronco.
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R
Rinfoltimento: Introduzione di specie arboree e/o arbustive per via artificiale al fine di migliorare l’attuale composizione.
Ripulitura: Taglio del materiale secco o vivo (talora anche di alcune specie arbustive) che esercita una forte concorrenza, tale da impedire o comunque ostacolare l’insediamento della rinnovazione o di altre specie (anche arbustive) desiderate.
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S
Sfollo: Taglio intercalare di sfoltimento applicato ai popolamenti monoplani allo stadio di novelleti o spessine.
Sistemi combinati: Le fasi di concentramento ed esbosco del legname, ed a volte anche quelle precedenti l’abbattimento e l’allestimento della pianta, possono essere effettuate con moderni sistemi di utilizzazione a meccanizzazione avanzata, che permetono di effettuare più operazioni con un unico macchinario. I principali macchinari di questo tipo sono: processore, harvester, fellr-buncher e forwarder.
Spessina: Stadio cronologico successivo al novelleto, in cui la rinnovazione è affermata e, in caso di copertura colma, iniziano i fenomeni di compenetrazione delle chiome e quindi l’autopotatura dei rami bassi. Verso la fine del periodo, in mancanza di cure colturali, comincia a manifestarsi una certa mortalità per disseccamento o schianti; orientativamente in questa fase le altezza degli alberi vanno da 3 a 10 metri.
Struttura del bosco: Rappresenta il modo di presentarsi del bosco e di stratificarsi nello spazio aereo. Tre sono le tipologie principali di struttura:
a) monoplana: soprassuolo in cui le chiome degli alberi si concentrano in un solo piano. E’ tipica delle faggete , delle peccete di media quota e, in generale, dei boschi puri.
b) biplana: si ha la presenza di due stadi arborei, ben diversificati, costituiti da specie diverse. E’ tipico delle formazioni forestali nelle quali si verifica un’alternanza delle specie (fustaie di abete rosso su suoli acidi in alternanza o mescolanza con abete bianco e faggio.)
c) multiplana: le chiome degli alberi si distinguono in più piani ed altezze diverse. E’ una struttura abbastanza frequente nei boschi misti montani (fustaie miste di abete rosso ed abete bianco, con o senza faggio) o in quelli d’alta montagna (peccete subalpine), dove si trovano vicini tra loro alberi di dimensioni diversa (piante grosse, medie e piccole).
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T
Taglio: Operazione di abbattimento della pianta scelta, che di solito viene fatta impiegando la motosega, abbinata all’uso dei cunei, per i diametri maggiori, al fine di direzionare la caduta della pianta per evitare il danneggiamento delle piante circostanti o delle aree con rinnovazione naturale di specie forestali.
Taglio a buche: Rientra tra i tagli di maturi applicati alle fustaie monoplane in assenza di rinnovazione. E’ contraddistinto dal taglio integrale su una superficie con diametro (o lato) pari o inferiore a una volta e mezzo l’altezza degli alberi dominanti (circa da 600 a 2.000 metri quadri), in genere di forma circolare o quadrata.
Taglio a strisce: Simile al taglio a buche ma la superficie al taglio ha una forma rettangolare con il lato minore uguale od inferiore a metà dell’altezza degli alberi sul bordo; per rientrare in questa categoria il lato maggiore deve essere almeno doppio del lato minore.
Taglio di curazione: o Taglio a scelta colturale o taglio saltuario: è il trattamento che solitamente si applica nella fustaie multiplane ed ha lo scopo di raccogliere il prodotto finale, facilitare l’insediamento di nuova rinnovazione, effettuare interventi colturali e conservare la struttura multiplana. gli alberi possono essere scelti singolarmente (per pedali) o per piccoli gruppi ( due-cinque soggetti): in genere si utilizza parte delle piante mature di grosso diametro, soprattutto in presenza di rinnovazione affermata, e si opera una selezione a livello dei diametri medi ed inferiori cercando di conferire al bosco una situazione equilibrata in termini di composizione specifica e di ripartizione dei diametri. Con questo taglio quindi si fanno contemporaneamente sia i tagli intercalari sia quelli di rinnovazione.
Taglio di maturità: detti anche Tagli principali o Tagli di rinnovazione del bosco. Sono tagli del soprassuolo che avvengono a fine turo (per le fustaie monoplane) o alla scadenza del periodo di curazione (per la fustaie multiplane, Si distinguono in tre tipologie principali: Taglio raso, Tagli successivi e Taglio di curazione (fustaie multiplane).
Le modalità di taglio per le fustaie monoplane in assenza di rinnovazione può essere distinta in : taglio a buche, taglio a strisce, taglio marginale e taglio di sementazione. Nel caso delle fustaie monoplane in presenza di rinnovazione diffusa sotto copertura il taglio può essere: taglio secondario, taglio di sgombero, taglio a gruppi, tagli successivi a gruppi, taglio ad orlo, tagli successivi a ad orlo.
Taglio di preparazione: Taglio intercalare che viene condotto prima del taglio di sementazione quando il soprassuolo non ha subito, durante il ciclo, i necessari diradamenti; esso ha lo scopo di preparare il bosco ed il terreno ad accogliere la rinnovazione naturale.
Taglio di sementazione: Taglio di maturità applicato alle fustaie monoplane in assenza di rinnovazione. Consiste nel taglio parziale del soprassuolo con il rilascio di alberi portaseme; l’entità del prelievo deve essere compresa fra il venticinque e il settanta per cento della massa presente a seconda della specie arborea (se tale limite superiore viene superato si rientra nel taglio raso con riserve). Il taglio di sementazione deve essere seguito da altri interventi (tagli secondari e taglio di sgombero), che solitamente vengono eseguiti quando è già presente della rinnovazione. L’insieme di questi tagli viene definito tagli successivi, che possono essere: uniformi (se interessano una superficie accorpata maggiore di 5.000 metri quadri), su piccole superfici (se interessano una o più superfici, ciascuna inferiore di 5.000 metri quadri).
Taglio fitosanitario: Taglio di utilizzazione forzata di piante in piedi, ancora viventi oppure morte nel corso dell’ultima stagione vegetativa, sulle quali sia riscontrabile uno stato di deperimento grave causato da avversità biotiche capaci di diffondersi a danno del soprassuolo superstite. In tali circostanze, a scopo precauzionale, il taglio fitosanitario può interessare anche piante indenni molto prossime a quelle deperite, ovvero piante indebolite presenti nelle vicinanze, anche se non recanti segni evidenti di fitopatie in atto. Non sono considerati tagli fitosanitari: gli interventi di rimozione di piante secche in piedi ( in quanto ormai disertate dagli organismi responsabili del deperimento ed anzi frequentate da organismi utili), l’asporto di piante bruciate dal fuoco nelle quali non siano in corso attacchi di insetti corticicoli, interventi di sfollo, diradamento o taglio selettivo di piante in soprannumero e/o di scarso vigore vegetativo sulle quali non siano in atto stati di deperimento causati da agenti biotici.
Taglio marginale: Rientra tra i tagli di maturi applicati alle fustaie monoplane in assenza di rinnovazione. E’ simile al taglio a strisce ma localizzato in corrispondenza di un margine del bosco già esistente e non ancora provvisto di rinnovazione.
Taglio raso: Taglio di tutti gli alberi presenti su una superficie superiore a 5.000 metri quadrati; di norma è vietato, salvo autorizzazione, e si applica in soprassuoli monoplani, solamente in presenza di particolari condizioni ( es. attacchi parassitari). La rinnovazione è generalmente artificiale e posticipata ( ottenuta con impianto dopo il taglio).
Taglio successivi: Tipologia di trattamento da applicare soprattutto nella fustaie monoplane e che può comprendere tre diversi interventi di taglio che si susseguono nel tempo:
- taglio di sementazione: è il primo dei tagli successivi e viene effettuato quando il popolamento ha raggiunto la maturità (turno). Ha l’obbiettivo di ampliare la chioma delle piante per favorire la dispersione del seme (per questo è spesso fatto in presenza di specie con seme pesante, come faggio e querce) e di creare le giuste condizioni di luce e di calore sul terreno per facilitare l’insediamento della rinnovazione naturale;
- taglio secondario: è un’ulteriore riduzione della copertura delle piante del vecchio ciclo. Viene fatto dopo il taglio di sementazione, quando questo sia stato troppo debole o la rinnovazione tardi ad insediarsi;
- taglio di sgombero: è l’ultimo dei tagli successivi ed elimina tutte le piante residue del vecchio ciclo. Viene fatto quando la rinnovazione è affermata, ma non troppo cresciuta da restare danneggiata dalla caduta delle piante tagliate.
Tonnellata: Unità di misura generalmente utilizzata nella legna da ardere pesata; corrisponde a 10 quintali o 1000 chilogrammi.
Trasformazione del bosco: Costituisce trasformazione del bosco in altri tipi di coltura ogni intervento che comporti l’eliminazione della vegetazione forestale (taglio delle piante ed asporto delle ceppaie) e la destinazione del suolo ad un altro uso, diverso da quello forestale.
Trattamento: Modalità di taglio del bosco, che può comprendere due tipi principali di modalità di taglio delle piante:
a) Tagli intercalari: qualsiasi taglio in un bosco monoplano in un momento intermedio fra il suo insediamento(naturale o artificiale) e la raccolta finale del prodotto attuata con i tagli di maturità. I tagli intercalari comprendono:
1) sfolli
2) ripuliture
3) diradamenti
b) Tagli di maturità: viene definito così quel taglio fatto alla fine del ciclo economico di un bosco, con lo scopo non solo di raccogliere il prodotto legnoso maturo, ma anche e soprattutto quello di avviare un successivo ciclo innescando il processo di rinnovazione naturale. Le tipologie fondamentali di taglio di maturità. che spesso identificano il tipo di trattamento sono tre:
1) taglio raso
2) tagli successivi
3) taglio colturale
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